07 ottobre 2009

Le cose che cambiano

Non sono rimasto in Inghilterra, nè mi sono dimenticato di aggiornare il blog. Sono sempre io, come sempre ma con altro per la testa.

Quest'estate è stata per me un'esperienza assolutamente unica ed entusiasmante, mai provata prima, e che tornando indietro rifarei altre 100 volte. Capire cosa c'è "fuori di qui", conoscere altre persone di culture diverse, essere ogni giorno e tutto il giorno l'unico italiano in mezzo a centinaia di persone, dover parlare per forza l'inglese come unico mezzo di comunicazione tra tutti, è solo una parte di ciò che ho vissuto in questi mesi.

E' stata la prima volta, ma chi ha già vissuto all'estero prima di me, sà bene cosa significhi sentirsi "piccoli piccoli" di fronte a tutta questa varietà nascosta ai nostri occhi mai scoperta prima, a quanto siano insignificanti certe cose a cui noi in Italia diamo importanza ogni giorno. E posso dire che la differenza l'ho notata soprattutto dopo il mio rientro, quando "la giostra si è fermata", quando tutto è tornato alla normalità di sempre e il meccanismo della quotidianità ha ripreso a funzionare esattamente come prima.
Ecco che allora ripensi a quando in ufficio improvvisamente sentivi una zip e capivi che la ragazza col velo dietro di te stava tirando fuori dallo zaino il tappettino per la preghiera quotidiana rivolta verso La Mecca. Nessuno che si scompone e tutti che continuano a fare il proprio lavoro. Così come ti torna alla mente quando venivi trattato alla pari di importanti professionisti e professori, invitato a meeting e conferenze con tanto di cartellino personalizzato da appendere alla tua giacca, per il solo fatto di essere parte dell'ufficio anche se solo come visitatore. Tutto normale. Come dovrebbe essere.

Ecco perchè davanti a tutto ciò, ma non solo per questo, la prospettiva di continuare a tenere un blog come questo inizia lentamente a perdere di significato, inizi a pensare, a farti delle domande.
E' per questo che dico che non mi sono dimenticato, ma che ho tralasciato di proposito i miei post fino ad oggi, quando, mosso da un certo istinto, ho deciso di scrivere due righe dopo tanto tempo.

Sinceramente non so cosa farò. Magari scriverò una volta ogni tanto, oppure cancellerò tutto, oppure ancora riprenderò più motivato di prima. Ancora non ho deciso. Se nel frattempo qualcuno di voi avrà avuto la pazienza di aspettare fino ad oggi, lo ringrazio. Allo stesso tempo però so che in tanti avranno avuto la comprensibile idea di lasciar perdere (come del resto avrei fatto anche io).
Certo, è un peccato dopo i risultati raggiunti, ma del resto vivo questo momento come un processo naturale, senza costrizioni, per cui giusto.

P.S. Il Lodo Alfano è ufficialmente INCOSTITUZIONALE. Anche le prime pagine dei giornali esteri danno la notizia. TIMES - BBC
Sembra che il mio ritorno a postare sul blog abbia portato fortuna...

20 giugno 2009

Comunicazione di servizio

Avviso tutti i visitatori del blog che sono in partenza per l'Inghilterra per motivi di studio. Starò all'estero per tre mesi e non so se e quando potrò garantire l'aggiornamento di questo mio spazio. Sarà per me un'esperienza completamente nuova, per certi versi inaspettata, ma che mi darà tra le altre cose l'imperdibile occasione di migliorare il mio inglese.

Nel frattempo domani comincia l'estate, per cui... buone vacanze a tutti!

Sogno n.35 - SONO UN EX RIVOLUZIONARIO

Dalla rubrica SOGNI, di Giorgio Corso

Quando ero ragazzo pensavo di avere la rivoluzione tra le mani, perché cantavo La locomotiva di Guccini e Contessa di Pietrangeli. Anche il mio look era all’altezza della situazione: giaccone grigio-verde stile militare, abbracciato da una sciarpa rossa che fungeva da bandiera e da protezione termica.

Per dovere politico trovavo affascinanti persino le compagne, che nascondevano la loro femminilità dietro quei grossi maglioni di lana multicolore, indossati su jeans sdruciti e usurati. Le sinistrorse dovevano celare le loro forme e il loro fascino, per non cedere al becero maschilismo, di chi le poteva stimare solo perché di bella presenza. La conquista dell’altro sesso era prima politica e poi personale. Il contrario non era ammesso dal codice del buon estremista. LeClarks concludevano il corredo del bravo rivoluzionario. Da giovani non ci sono sfumature di colore. Esistevano solamente il bianco e il nero: il grigio non era ammesso.

Sentivamo di essere i padroni della nostra vita e di poter cambiare il mondo, durante i bagni di folla dei cortei di contestazione della società capitalista. L’insulto peggiore era quello di essere definito borghese; era preferibile essere appellato stronzo o bastardo. Ho dato l’anima per la politica insieme a decine di miei cari amici. Ma mentre la gran parte di loro si trova adesso con un pugno di mosche in mano, io mi sono fatto una bella posizione. Questa è stata la mia grossa fortuna.

Sono un affermato commercialista con studio nel pieno centro cittadino. Vesto elegante, preferibilmente grigio, e gli abiti griffati sono portati con disinvoltura da un fisico ancora asciutto e giovanile. Ho una famiglia della media borghesia e vivo in un elegante condominio dove ci si saluta cordialmente e si discorre amabilmente dell’ultimo fuoristrada della Toyota o della prossima vacanza a Cortina.

Oggi ho trovato una vecchia foto degli anni ’70. Sono ritratto insieme a una decina di amici al ritorno da una manifestazione contro la guerra in Vietnam. Barbe e capelli lunghi fungevano da armatura: nascondevano la grande fragilità di adolescenti che sognavano la guerra al capitale. Gli sguardi da duri li avevamo per dovere più che per espressione naturale. Le ragazze avevano un sorriso disarmante che urtava contro la loro critica feroce al sistema borghese. Erano giorni vissuti in maniera veramente violenta. Giorni di botte coi fascisti, di pestaggi nei cortei, di sirene e urla della polizia. E poi calci, lacrime, sudore, polvere, bandiere, slogans, fughe, cadute……. parole, parole e parole ripetute nelle assemblee. E adesso: "Va bene cara, se ti fa piacere l’estate prossima andremo a Montecarlo".

Leggi tutti i "SOGNI"

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15 giugno 2009

15 Giugno 2009 - Marco Travaglio in diretta sul blog

52° PUNTATA

Guarda la replica dal titolo:

Massima insicurezza


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14 giugno 2009

Ahmadinejad ancora Presidente. L'Iran in rivolta



Il risultato ufficiale è arrivato: il dittatore iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha vinto le elezioni con circa il 60% delle preferenze e Teheran festeggia per le strade. Ma il risultato ufficiale potrebbe non essere così certo come il Presidente uscente vorrebbe far credere. Lo sfidante Moussavi, che ha ottenuto solo circa il 30% dei voti, denuncia pesanti brogli elettorali, anche alla luce dei molti segnali inquietanti.

Innanzitutto, il fatto che la popolazione si sia mobilitata in massa (oltre l'82%) per andare a votare, è solitamente segno di grande voglia di cambiamento, per liberarsi da una dittatura teocratica che concentra il suo potere esclusivamente su base religiosa. Motivo per il quale si sente troppo spesso parlare di arresti forzati e addirittura condanne a morte per gli oppositori di regime.
I dati precedenti alle elezioni poi, parlavano di percentuali ben al di sopra del misero 30% ottenuto da Moussavi, unico candidato in grado di sconfiggere Ahmadinejad.

Altro dato interessante: nei giorni delle elezioni c'è stato un misterioso black-out dei telefoni cellulari, che si è aggiunto a quello di Facebook, impedendo tra l'altro ai giovani oppositori di scambiarsi informazioni durante la campagna elettorale e all'organizzazione delle successive manifestazioni di protesta.




Inoltre, moltissimi elettori non hanno potuto esprimere nemmeno la loro preferenza a causa della mancanza di milioni di schede elettorali (probabilmente nelle zone a maggiore preferenza antigovernativa), rendendo vana la loro partecipazione al voto.
Viene denunciato ancora, che a molti osservatori del partito di Moussavi non è stato neanche concesso l'ingresso ai seggi per il controllo sulla regolarità delle operazioni di voto, di cui si attende ancora il conteggio ufficiale.
Come se questo non bastasse, è stata impedita una conferenza stampa ai sostenitori di Moussavi, con l'ingresso della polizia nelle sedi del suo quartier generale, le stesse che contemporaneamente hanno soppresso sul nascere le tante manifestazioni di protesta che però ora dilagano in tutto il Paese, provocando morti e feriti. Tra gli obiettivi c'erano anche i giornalisti, come quelli della troupe del TG3, aggredita dalla polizia iraniana che ha sequestrato loro i filmati con le riprese originali degli scontri.

La ciliegina finale? Tutte le candidature alla carica di presidente, vengono rigidamente selezionate dal Leader supremo Iraniano, l'Ayatollah Ali Khamenei, capo religioso islamico, anti-occidentale e ultraconservatore. Tutti i leader dell'opposizione sono stati dunque scelti accuratamente tra una lista di "innoqui" al regime.

Insomma, non serve essere esperti in politica internazionale per capire come le elezioni in Iran abbiano avuto in realtà tutte le sembianze di una mega truffa elettorale, mostrando al mondo un colossale raggiro travestito da elezioni.


Oltre al grande danno morale per gli iraniani antigovernativi, cresce la preoccupazione per il mondo intero, che vede rafforzarsi così il già grande potere dittatoriale del Paese islamico, con a capo un Ahmadinejad che non smette di rivendicare la sua potenza in armi nucleari e non perde occasione per disconoscere il genocidio nazista degli ebrei.


Spero non avvenga mai, ma la guerra civile in Iran ha ora la strada spianata, e forse sta già avvenendo. Probabilmente l'unica attualmente, in grado di capovolgere il regime.

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13 giugno 2009

In America ridono di noi

[clicca l'immagine]

Il Daily Show di Jon Stewart è una sorta di "Striscia la Notizia" in versione americana, e non risparmia nessuna critica al nostro Primo Ministro attraverso la sua satira graffiante e irriverente sul mondo politico ed economico di tutto il mondo. Questa volta spetta nuovamente all'Italia, con il nostro Premier al centro delle attenzioni mediatiche d'oltre oceano.

Stewart parla del caso Noemi, Mills, e delle foto di Villa Certosa. In alto potete guardare il video originale (cliccando l'immagine), ma per chi non avesse troppa confidenza con l'inglese, ecco alcuni estratti di ciò che ha detto il popolare showman americano nei riguardi di Berlusconi.
Fonte: [Repubblica.it]


"Se cercate uno scandalo guardate un po' in Europa".
"La mia audience ama i luoghi fuorilegge". "Berlusconi ha cercato di abbandonare il suo caratteraccio... di giorno. Mentre dopo il crepuscolo...".
Poi parla di Noemi: "lo chiama daddy, - cioè la traduzione di papi - ma quel che è davvero bizzarro è che chiama suo padre primo ministro" e ancora: "Ha cercato di portarla nel suo furgone", come fanno i ragazzi americani per fare sesso quando la casa è occupata. Insomma: "Dobbiamo scusarci con Rod Blogojevich" (il governatore dell'Illinois arrestato per corruzione). "Rod, so che hai cercato di vendere un ospedale pediatrico.. ma a confronto di questo tizio.... È il caso di dire mamma mia!".


Naturalmente, "il premier nega tutto e non c'è modo di inchiodarlo, a meno che...". Partono le foto di villa Certosa, con le ragazze in topless: "Le sue feste sembrano proprio come le mie. Eccetto che io sulle ginocchia tengo dei gatti". Ce n'è anche per l'ex premier ceco Topolanek, mostrato nella foto pubblicata dal Pais, nudo vicino al "grottino" di Villa Certosa: "Il suo pene forse sta indicando qualche punto di interesse architettonico intorno alla grotta". Insomma, conclude Stewart, a vedere tutto questo e ripensando al più famoso scandalo sessuale della recente storia politica americana, viene proprio dire: "Scusa, Bill Clinton".

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