26 febbraio 2009

La Sardegna che vince a Sanremo. Valutazioni ex-post



Anche se è passata già quasi una settimana dall'ultima serata di Sanremo, voglio fare qualche riflessione sul Festival che ha visto incoronare Marco Carta vincitore della 59° edizione.

La sua canzone "La forza mia" è stata giudicata la migliore tra quelle in gara. Parola del televoto.

Essendo un mio quasi concittadino dovrei essere contento, ma in realtà lo sono con più di una riserva.

Marco Carta è "figlio" della trasmissione "Amici", che l'ha decretato vincitore a furor di popolo televisivo della regina di Mediaset, Maria De Filippi. Fin dal primo momento che l'ho sentito cantare ho avuto non pochi dubbi sulle sue capacità canore. Non che io sia chissà quale esperto musicale, ma la cosa mi è sembrata subito piuttosto evidente. Sebbene la sua fosse una voce particolare e molto interessante, era chiaro di come avesse bisogno di molte lezioni per un miglioramento che poi alla fine è avvenuto.

Nonostante questo, l'aspetto artistico è passato in secondo piano ed è stata messa in pratica un'attività di cui si ciba qualunque reality televisivo: FARE AUDIENCE. Più che opera sua, questo è stato possibile grazie al lavoro minuzioso che è stato fatto attorno a lui, cucendogli perfettamente addosso un personaggio televisivo creato a scopo di lucro ed entrato nel cuore soprattutto dei giovanissimi, fonte potenziale di consensi quasi inesauribile.

So che per moltissima gente ciò che dico sarà forse impopolare, ma per me che tendo sempre a prediligere la meritocrazia in ogni cosa, quando assisto alla storia di un 23-enne che brucia quasi tutte le tappe e giunge vicinissimo all'apice del successo dopo soli 6 mesi di uno pseudo talent-show su Canale5, permettetemi di dire che qualcosa di anomalo ci sia.

Per chi vive la cosa a distanza solo attraverso la televisione e la pensa come me, questo sarà senz'altro sufficiente; ma posso assicurare che qui l'anomalia si può davvero toccare con mano. Una prova sta nell'episodio che mi è capitato meno di un mese fa, quando ho incontrato casualmente due ragazzine alla fermata dell'autobus.

"Scusi, è di Cagliari?"
"Si, perchè?"
"Mi sa dire dove abita Marco Carta?"
Con una sommessa risata ho pensato "Oh mio Dio... me lo stanno chiedendo davvero!" e ho risposto: "Abita più o meno da quella parte, ma non so dirti di preciso dove..."

Poi sono salite sul mio stesso autobus, forse speranzose di carpire qualche informazione più preziosa di quella che le avevo appena dato, ma con l'aria di chi pianificava qualcosa. Ho capito che probabimente si trattava di due delle tante fans che a breve si sarebbero organizzate per fare sit-in davanti alla sua abitazione. L'obiettivo, come è già successo fin'ora, è quello di lasciare dediche sui muri con pennarelli indelebili e scrostare l'intonaco della parete attorno all'ingresso di casa per portarselo via come souvenir. Come se di colpo fossimo tornati nella Berlino dell'89...

Stiamo assistendo alla metamorfosi di chi è stato catapultato nel mondo dello spettacolo sull'onda emotiva stimolata ad arte dagli addetti ai lavori, e che in pochissimo tempo è passato dal normale ragazzo di città che insegue un sogno a suon di provini, ad autentica star acclamata in tutta Italia.

Un sontuoso contratto discografico, richieste di partecipazione in tante trasmissioni televisive e radiofoniche, oltre che ospite dei TG locali e nazionali . Poi le vendite con i premi dei dischi d'oro e quello di platino. E mentre cantava e giocava a calcio durante la Partita del Cuore 2008 trasmessa in diretta Rai, le classifiche musicali restavano monopolizzate per mesi dalla sua presenza nelle primissime posizioni. Insomma, tutto con un vantaggio iniziale enorme rispetto ad altri cantanti che con lui erano in sfida all'Ariston, transitati però per un percorso artistico più convenzionale.




E' un pò come se ad una gara dei 100 metri uno degli atleti partisse già da metà percorso. A Sanremo è successa esattamente la stessa cosa, e il suo primo posto è la prova che la popolarità ha prevalso sulla capacità, seguendo le leggi della tv piuttosto che quelle della musica. Il motivo sta nel fatto che troppo facilmente si scambia il talento musicale con il personaggio.

Eppure la canzone dell'idolo delle
"cartine" non mi è sembrata così tanto superiore a quella di altri "poveri cantanti da strapazzo" come Albano e Francesco Renga (per citarne alcuni), non arrivati neanche fra i primi tre.

Sebbene durante il corso delle 5 serate la votazione è stata espressa in parte dalla giuria demoscopica, dai maestri d'orchestra e dalle principali testate giornalistiche, alla fine dei conti il peso maggiore era riservato ai tantissimi succubi dell'ultimo simbolo dell'appiattimento culturale del nuovo millennio: il TELEVOTO.


[trova le differenze...]

Nell'ultima sessione di voto con i tre finalisti sul palco (che mi è parsa più che altro la finale di Amici), sono arrivati in tutto 800 mila voti. Non conosco i dati precisi, ma secondo le dichiarazioni di Del Noce, tra gli svariati centinaia di migliaia di voti riservati solo a Marco Carta, l'80% provenivano da votanti di età compresa tra i 12 e i 20 anni. Affermazione che potrebbe essere gravissima, se fosse stato permesso il televoto solo ai maggiorenni, e comunque, come dice l'ADOC, se poi queste dichiarazioni si rivelassero errate nelle cifre fornite dal dirigente RAI, "sorgerebbero profondi dubbi sulla regolarità del televoto e sulla falsità dei dati forniti".

Sembrerebbe per cui che la "giuria" più importante sia stata quella più o meno sotto i 18 anni (presumibilmente in maggioranza di sesso femminile), con genitori al seguito che comprano per loro ricariche telefoniche solo per televotare, e non certo solo sulla base della tecnica musicale. I maestri d'orchestra se ne facciano una ragione.

Con il televoto si potrebbe vincere anche con una canzone tipo "Chihuahua" così ricca di significato e di melodia da essere una delle più canticchiate di qualche estate fa.
Ma se facciamo decidere tutto ai fan, allora l'anno prossimo
Marco Carta avrá il Premio Tenco, poi un Oscar, poi magari lo fanno pure Presidente del Consiglio (il che paradossalmente potrebbe anche essere un bene...)
Visto che è un buon metodo di giudizio, perchè non applichiamo il televoto anche alle Olimpiadi? I giudici li facciamo andare a bere un birra e valutiamo noi gli atleti da casa in base a chi ha il sedere più rotondo o a chi ci sembra più simpatico!

Con questo non voglio dire che le giurie dovrebbero essere composte esclusivamente da professionisti, ma per lo meno trovare un buon metodo che tenga maggiormente conto dei voti espressi su basi più attinenti al tipo di competizione. In quanto gara canora, Sanremo non dovrebbe premiare esclusivamente "il cantante con più tifosi", altrimenti verrebbe meno il concetto stesso di competizione equa. Seguendo questo ragionamento (più tifosi = più forza), un povero Cristicchi non avrebbe mai vinto.

Per chi non segue "Amici", insomma, può venir naturale considerare Marco Carta un perfetto sconosciuto che vince Sanremo solo perchè sostenuto dai fans.

Questo discorso vale anche per altri personaggi come ad esempio Giusy Ferreri, la quale, sulla base dello stesso ragionamento fatto sin qui, partecipando a Sanremo quest'anno avrebbe messo probabilmente in seria difficoltà anche il vincitore sardo.

Polemiche a parte, non si può però certo negare il fatto che Marco Carta abbia dimostrato e stia dimostrando di essere migliorato tantissimo rispetto al periodo in cui Yurman e Maria De Filippi lo avvolgevano sotto la loro ala protettrice (e ci mancherebbe altro, visto che è stato seguito dai migliori del settore!)

Dopo anni di tentativi andati a vuoto sperando di essere selezionato per la trasmissione che l'ha reso famoso, può senz'altro dire che i suoi guadagni frutto dell'attività di parrucchiere sono stati ben spesi. Ora è in grado di camminare da solo, e la breve ma intensa esperienza musicale che ha vissuto fin qui lo ha certamente forgiato in meglio.


Fossi anche io un cantante in cerca di successo, al suo posto avrei fatto esattamente la stessa cosa. Sarebbe da stupidi non sfruttare un'occasione simile caduta dal cielo, come ha fatto il conterraneo giovincello.

Ad ogni modo, questo è stato il Festival che mi è piaciuto di più assieme a quello condotto qualche anno fa sempre dal bravissimo Bonolis. Ospiti eccezionali tra cui un Benigni da apoteosi. Il suo imperdibile monologo di mezzora mi ha emozionato come sempre, e dispiace non poter ascoltare più spesso in TV un artista di questo genere. In Italia siamo più abituati alla comicità spazzatura del "Ci sei? Ce la fai? Sei connesso?" e fatta qualche eccezione, la satira politica non è mai pungente come quella del Roberto nazionale.

Mi è dispiaciuto però, che proprio alla fine dopo aver decretato il vincitore e averlo fatto cantare, Bonolis non abbia quasi degnato neanche di uno sguardo Marco Carta, che si è intrufolato timidamente alle spalle dei conduttori ormai in fase di saluti al proprio pubblico.


Sono sicuro che adesso non starà pensando a quello, anche perchè un'altra ondata di successo lo attende e se saprà dimostrarsi bravo e all'altezza della situazione, il pubblico lo premierà giudicandolo anche e soprattutto per la sua bravura, oltre che per il personaggio che rappresenta. Dopotutto è sardo come me, per cui gli auguro sempre e comunque buona fortuna.


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1 commento:

Fallen ha detto...

Marco Carta preidente del consiglio !

Ora e sempre nei secoli dei secoli...

Augh !